RITI E MANIFESTAZIONI DI FOLKLORE E DI RELIGIOSITA'

 
A scadenze ritmate dal ciclo di un’antica economia agro-pastorale, si celebrano in Sardegna sagre e feste popolari di bellezza spettacolare e di interesse antropologico. Migliaia di persone affollano strade e piazze dove si rinnovano, in una ininterrotta continuità storica, riti e manifestazioni di folklore e di religiosità: ora è una corsa sfrenata di cavalli, in ricordo di una memorabile battaglia (s’ardia ), ora è una processione di gigantesche candele, portate a spalla da personaggi che sembrano figurine uscite da un remoto passato (i candelieri), ora è una fantasmagorica sfilata di uomini e donne nei tradizionali costumi (la cavalcata sarda), ora si aspetta che un cavaliere dalla maschera bianca infilzi con una spada una stella che pende da un nastro di seta (la sartiglia). Chi assiste ad una sagra può cogliere quei momenti tutti <<interni>> della sua preparazione che segue riti oramai secolari, e può capire il significato più profondo ed i simbolismi di tanti gesti che vanno oltre la "festa" e sentirsi dentro l’evento spettacolare.
 
 

LA SARTIGLIA - ORISTANO 

La Sartiglia di Oristano, antica giostra equestre datata XVI secolo, è organizzata da due gremi quello dei contadini e quello dei falegnami che affondano le loro radici nel passato ma che ancora oggi sono vive e valide. Protagonista assoluto della manifestazione è Su Componidori, la figura enigmatica dalla bella maschera androgina che guida i cavalieri. Il tutto inizia con la vestizione, ad opera di giovani donne in costume, tra squilli di trombe e rullio di tamburi Su Componidori deve montare sopra una tavola coperta di grano e fiori (simbolo della purezza e della fecondità della terra madre). Dopo la vestizione egli monta a cavallo e non può toccare terra in modo che si conservi la purezza necessaria a gareggiare ed a vincere. Preceduto da un gruppo di trombettieri e tamburini e seguito da un gruppo di cavalieri mascherati Su Componidori attraversa la città benedicendo la popolazione in direzione del luogo in cui avrà inizio la giostra. Il cavaliere spinge il cavallo al galoppo per infilzare con la spada una stella pendente da un filo di seta. Se la infilza è di buon auspicio per tutti. La corsa prosegue con le stesse modalità per altri cavalieri. Si chiude così la prima parte della Sartiglia quella forse un tempo destinata ai nobili. Inizia la seconda parte per gli abitanti dei borghi un tempo in prevalenza artigiani e contadini, con la corsa delle pariglie (cavalieri che si sfidano in acrobazie).
 

IL CARNEVALE A MAMOIADA.

La sfilata-processione dei Mamuthones di Mamoiada è un rito antichissimo. Di qui la credenza che i mamuthones rappresentino i vinti di un qualche lontano evento guerresco e gli Issoccadores i vincitori che conducono al patibolo i loro prigionieri. I Mamuthones con vestiti tradizionali, maschera sul viso, fazzoletto nero sulla testa, mastruca di pelle di pecora nera, campanacci e sonagli appesi al dorso, collo e petto sfilano e si esibiscono in una strana, suggestiva e selvaggia danza. Quasi a custodire i Mamuthones sono gli Issocadores che aprono e chiudono la processione privi di maschera e con una sonagliera appesa al collo. La loro maggiore caratteristica esteriore consiste in un corpetto rosso ed in una fune (sa soca, da cui il nome dei protagonisti), con la quale catturano prendendo al collo o alla vita i Mamuthones. Dopo la sfilata canti, balli, vino e dolci tipici per tutti.
 

LUNEDÌ SANTO - CASTELSARDO 

A Castelsardo con la tradizione popolare del Luni Santu iniziano i riti della Settimana Santa. Organizzata dalla Confraternita dell’oratorio di S. Croce, composta da 24 confratelli castellanesi –12 per i tre cori e 12 portatori dei simboli della passione e morte di Gesù che vengono chiamati Misteri-, vestiti con con un lungo camice bianco in lino con i fianchi cinti da un grosso cordone di tipo monacale anch’esso bianco, ed un cappuccio a punta molto alta con la parte anteriore forata all’altezza degli occhi, che dirigono i cortei processionali come una sorta di esito di un antico atto penitenziale di inizio Settimana Santa intonando brani quali il Miserere e lo Stabat Mater, che costituiscono il repertorio eseguito dai 3 cori, e fornendo un grande spettacolo popolare con le successive cerimonie.
 

S’ INCONTRU (L’INCONTRO) OLIENA 

Ad Oliena la domenica di Pasqua si svolge il suggestivo rito di "S’Incontru". Quando le campane suonano, i simulacri della Madonna Addolorata lasciano in chiesa gli abiti luttuosi per partecipare al gioioso incontro con Gesù Cristo risorto. Nel momento in cui la Madre saluta il figlio risorto, i numerosi cacciatori del paese sparano a salve in segno di esultanza.
 

SANT’EFISIO - CAGLIARI 

Si fa risalire la prima sagra al tempo della dominazione spagnola e precisamente al 1657, per ringraziare il Santo al cui intervento si ascrisse la cessazione di una terribile pestilenza. Il 1° maggio accorrono nel capoluogo per la composta sfilata, improntata a criteri di austerità religiosa, donne e uomini dai tradizionali costumi, carri agricoli trainati dai buoi coperti con una stuoia di giunco ed addobbati con fiori, arance e limoni, con esposti utensili tradizionali, salumi, dolci e pane tipico; miliziani a cavallo e guardiania scortano, accompagnati dai suonatori di Launeddas (strumenti musicali a canne), il cocchio dorato del Santo in abiti da guerriero romano, baffi e pizzetto di foggia spagnola e viso lezioso. Il suono delle sirene delle navi attraccate al porto accompagnano S.Efisio nella sua annuale visita al luogo del martirio.
 

LA CAVALCATA SARDA - SASSARI 

La Cavalcata Sarda nasce a Sassari nel 1950 e si svolge tutti gli anni in una domenica della seconda metà di maggio. La tradizione storica della Cavalcata sarda, che i suoi fondatori tennero presente, consisteva nell’usanza di tutte le popolazioni della Sardegna di andare incontro e di accompagnare dalla periferia al centro abitato –di solito la piazza principale- con scorta a cavallo, le personalità illustri che giungevano in visita ed i simulacri dei santi, durante le grandi feste intercomunitarie. Costituisce un raduno multicolore di giovani con costumi tradizionali, di cavalieri e cavalli provenienti da numerose comunità dell’isola; si tratta di un gran numero di partecipanti che, per un’intera mattinata sfilano in corteo per le strade del centro della città; alla conclusione i cavalieri compiono spettacolari caroselli a cavallo ed acrobatiche esibizioni a <<pariglia>> ed i gruppi folkloristici iniziano la rassegna dei canti e delle danze tradizionali.
 

L’ARDIA - SEDILO

L’Ardia di Sedilo dedicata a S. Costantino è una festa tra le più originali e suggestive della Sardegna che riesce ancora oggi a coinvolgere tanta gente. Secondo la tradizione, l’Ardia vuole ricordare e celebrare ogni anno la vittoria di Flavio Valerio Costantino, figlio di Costanzo Cloro e di S’Elena, imperatore cristiano dei romani, su Massenzio nella battaglia presso Ponte Milvio, alla quale seguì il famoso editto di Milano che diede libertà di culto ai cristiani e consentì al cristianesimo di diffondersi rapidamente nel mondo romano. L’Ardia, il cui termine deriva da "bardiare" e significa proteggere, fare la guardia, è una corsa a cavallo, in simbolica difesa del Santo. Il fascino di questa corsa è proprio nel suo aspetto rude e violento che la distingue dalle altre cavalcate sarde. E il richiamo maggiore è dato dal suo alternare brevi momenti di grande impeto e velocità a tempi lunghi di attesa e di apparente calma, cui fanno seguito ancora scatti improvvisi, prova di forza e audacia. Viene a crearsi in questo modo un’atmosfera di contrasti e tensioni cui difficilmente si sottrae lo spettatore estasiato.
 

I CANDELIERI - SASSARI 

Quella dei Candelieri è senza dubbio la "grande festa" di Sassari. Si svolge il 14 agosto. Ad introdurla erano stati i pisani con l’offerta alla Vergine di grossi ceri sistemati su piedistalli di legno, per la fine di una pestilenza. Questa è organizzata dai gremi (complessivamente nove) che con una innovazione risalente alla fine del 600 hanno sostituito i ceri con imponenti colonne di legno che terminano in alto con capitelli esagonali su cui sono infisse bandierine in broccato, fissate su una base da cui partono diversi nastri multicolori che i componenti dei gremi tengono ben tesi durante la sfilata. In ogni candeliere è raffigurato il Santo protettore del gremio. I portatori dei candelieri per tutto il percorso improvvisano balletti ritmati da un tamburino ed un pifferaio.
 

REDENTORE - NUORO

Per celebrare degnamente diciannove secoli di cristianità e il Giubileo sacerdotale di Papa Leone XIII, negli ultimi anni dell’Ottocento si decise di innalzare venti monumenti al cristo redentore -uno per ciascun secolo di cristianità ed il ventesimo in onore di Leone XIII- in altrettante montagne d’Italia, una tra queste fu il Monte Ortobene a Nuoro. La manifestazione ha inizio all’alba con il raduno dei fedeli che raggiungeranno la Statua del Redentore (del peso di 18 quintali e dell’altezza di 7 metri) in pellegrinaggio penitenziale guidato da un sacerdote. Celebrazione della Santa Messa. Subito dopo si svolge la processione con la sfilata di 70-80 gruppi composti da 30-40 persone nella singolare e splendida varietà dei capi di vestiario tradizionale dell’isola, che in ogni slargo si esibiscono in cori ed in brevi numeri di danza ed offrono dolci e vino. Dopo la sfilata ha inizio il festival del folklore. Lo spettacolo si protrae fino a notte fonda attraverso un susseguirsi di esibizioni che offrono il più ampio panorama del repertorio coristico e musicale isolano.